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Improvvisamente, a fine mandato, spunta la proposta dell’istituzione della Consulta giovanile. Poteva essere una buona notizia nel senso della valorizzazione della partecipazione popolare invece ci sembra che si sia partiti davvero male. Ed Γ¨ un peccato!
Al Consiglio comunale di lunedΓ¬ verrΓ  proposta l’approvazione di un Regolamento della Consulta giovanile (scritto da soli due consiglieri prima come mozione urgente poi trasformata in proposta d’ordine del giorno) che non Γ¨ stato possibile condividere e men che meno costruire insieme.
Eppure dovrebbe essere normale pensare che le β€œregole del gioco” vanno fissate con il contributo di tutti, ancor piΓΉ perchΓ© si tratta di atti che danno vita ad organismi che restano nel tempo e quindi non dovrebbero essere espressione di una sola parte.
Ma nel nostro Comune così non è, per alcuni la democrazia è una fatica insopportabile.

 

Va ricordato che il Comune di Giulianova ha giΓ  avuto l’importante esperienza del Forum giovanile, istituito dall’amministrazione Ruffini, che per anni ha svolto una attivitΓ  intensa e importante (ricordiamo tutti le 7 qualificate edizioni di GiugnoGiovani), una bella esperienza che poi Γ¨ stata mandata in soffitta dove Γ¨ rimasta anche nei 4 anni dell’amministrazione Costantini.
In Commissione consiliare abbiamo provato ad affacciare ragionamenti e idee differenti ma la chiusura Γ¨ stata netta.
Non abbiamo chiesto la luna, abbiamo solo chiesto di fare le cose per bene:
ripartire dal Regolamento del Forum giovanile (anche per avere una base di lavoro che diede vita ad un’esperienza che ebbe molto successo); ragionare sulla fascia di etΓ  da coinvolgere; prevedere una forma piΓΉ assembleare e meno condizionata dai rappresentanti politici; evitare un’invadente presenza della maggioranza nella Consulta.
Insomma ci sarebbe sembrato logico che la proposta del Regolamento per la Consulta giovanile scaturisse da un lavoro collegiale della Commissione consiliare β€œAffari Istituzionali e Amministrativi” che ben avrebbe potuto avvalersi anche del supporto del prof. Carlo Di Marco, del quale tutti conosciamo la specifica competenza nel campo della democrazia partecipata. Invece no, la logica Γ¨ quella di sempre: β€œqui comando io!”
Ma davvero si puΓ² pensare di mettere in campo uno strumento di democrazia partecipata ponendo la prima pietra (il Regolamento) con la sola forza dei numeri?
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