“Il maxiemendamento del governo non fissa criteri oggettivi in base ai quali individuare le società da chiudere”

Conferenza-stampa-Julia-Servizi(così titolava Il Fatto Quotidiano  il 21.12.2014 in un articolo sulla legge di stabilità 2015)
Il sindaco Mastromauro sta per compiere una  scelta profondamente sbagliata, lesiva per le  finanze comunali  e per l’economia  del nostro territorio: intende alienare Julia Servizi, la società partecipata giuliese meglio giudicata dalla relazione Cottarelli che si esprime sulla  revisione della spesa pubblica con lo scopo di ridurre gli sperperi.
Tale scelta sbagliata viene nascosta dietro un’interpretazione  di comodo della normativa che al momento è quantomeno controversa e, comunque, oggetto di discussione in tutta Italia come testimonia il documento dell’ANCI di qualche giorno fa. 
Ciò che va rispettato è il comma 611 dell’art. 1  della legge 190 di stabilità 2015:
Al fine di assicurare il coordinamento della finanza pubblica, il contenimento della spesa, il buon andamento dell'azione amministrativa e la tutela della concorrenza e del mercato gli enti locali, a decorrere dal 1º gennaio 2015, avviano un processo di razionalizzazione delle societa' e delle partecipazioni societarie in modo da conseguire la riduzione delle stesse entro il 31 dicembre 2015 anche tenendo conto dei seguenti criteri: eliminazione delle societa' e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalita' istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione...”.
 Chiediamo: conservando Julia Servizi perché mai non verrebbero rispettati gli scopi della legge  e i criteri per conseguirli? Per quanto riguarda le quattro finalità esse sarebbero tutte rispettate. Sull’indispensabilità (uno dei criteri da seguire nella razionalizzazione) torneremo poi.
Intanto c’è da dire che, sostanzialmente, era così già nel 2007 con la legge 244 che all’art. 3 comma 27 stabiliva:  “I Comuni non  possono  costituire  societa' aventi per oggetto attivita' di produzione di beni e di  servizi  non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie  finalita' istituzionali, ne' assumere o mantenere direttamente  partecipazioni, anche  di  minoranza,  in  tali  societa'”.   La stessa norma indicava quattro anni al massimo per mettersi in regola: Julia Servizi non è stata alienata e da allora sono passati quasi tre anni senza che alcuno abbia obiettato, imposto o sanzionato.
A conferma del fatto che i criteri in base ai quali individuare le società da chiudere sono ancora in via di definizione, giunge l’emendamento approvato due giorni fa nella commissione del Senato che si sta occupando delDdl delega sulla  Pubblica Amministrazione che così recita: “le partecipazioni societarie dei Comuni devono rientrare nel perimetro dei compiti istituzionali o di ambiti strategici per la tutela di interessi pubblici rilevanti”. È di tutta evidenza che, se così sarà, Julia Servizi sarà abbondantemente nel perimetro e potrà essere conservata..
In ogni caso per il momento non ci sono sanzioni, quindi sarebbe logico quanto meno provare ad argomentare per difendere la Julia Servizi come azienda pubblica  e attendere cosa viene risposto dalla Corte dei Conti (specialmente quando si documentano i cospicui utili annui che il Comune riceve) e cosa viene ulteriormente stabilito con il disegno di legge che sta per essere approvato.
Nel predisporre il Piano di razionalizzazione da inviare alla Corte dei Conti entro il 31 marzo 2015, in merito all’indispensabilità per il perseguimento delle proprie finalita' istituzionali si può argomentare sul piano logico, nel rispetto del comma 611 della legge di stabilità 2015, avendo ottime chances, infatti:
1.     Julia Servizi è una società sana, non è stata mai in perdita, anzi è in crescita e fa confluire ogni anno utili nelle casse comunali, fa già cioè ciò che si prefigge la spending review.
2.     Vendere il gas non è vendere i grissini o i profumi perché il  gas fa parte, insieme all’acqua, all’energia, ai rifiuti e ai trasporti, dei servizi pubblici locali,  che hanno finalità sociali e sono fondamentali per il vivere civile.
3.     Aggiungendo  la vendita di Julia Servizi alla perdita di Julia Rete - per cui non si è voluta, per tempo, una nuova gara che avrebbe consentito di mantenere gli utili per altri 10 anni – il Comune subirà la perdita di circa un milione di euro l’anno!
4.     Con Julia Servizi abbiamo attualmente (in un momento di seria difficoltà della popolazione) le tariffe più basse tra quelle presenti sul mercato. Sicuramente dopo la vendita della società esse aumenteranno perché chi acquista vorrà recuperare nel breve periodo il notevole esborso iniziale.
5.     La spesa stessa del Comune, di conseguenza, lieviterà per acquistare gas ed energia elettrica per gli usi pubblici.
6.     Verrà meno l’attenzione agli utenti - cioè alla comunità giuliese - che la Julia Servizi (con l’ufficio in città), attualmente garantisce pur facendo profitti e dando occupazione.
7.     Julia Servizi non vende soltanto gas (e da qualche tempo anche energia elettrica) ma produce anche energia da fonti rinnovabili per finalità statutarie e per attività effettiva  come dimostra il Trigeneratore che acquistò dal Comune qualche anno fa (aiutando il bilancio con nuove entrate e facendogli così rispettare il patto di stabilità).
 
Il PD  e la lista personale del sindaco parlano nei loro comunicati di norme cogenti che impongono l’alienazione di Julia Servizi: è falso, come abbiamo visto!
Il segretario Filipponi dichiara che il PD  è disposto  a confronti pubblici. Noi gli rispondiamo che il confronto andava fatto, per cominciare, in Consiglio Comunale dove gli atti sono ufficiali e le parole - e quindi anche le bugie - rimangono a verbale. 
O forse, oltre alle brutte figure, si temeva, anche, di finire in minoranza per via dell’assenza di qualche consigliere di maggioranza perplesso sul da farsi?
A Giulianova il sindaco usa sbandierare continuamente i principi della democrazia partecipativa,  ma poi, nell’agire politico-amministrativo, quando si tratta di decidere su una cosa così importante si fa tutto alla chetichella, in extremis, senza nemmeno passare in consiglio e persino negando  la relazione (che abbiamo chiesto come gruppo consiliare) perché non pronta, a soli tre  giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione del piano!
Il sindaco si deve assumere, a questo punto, la completa responsabilità della decisione di vendere la Julia Servizi e delle conseguenze che ne deriveranno, visto che ha ritenuto di scegliere per tutti  in perfetta solitudine,  senza attivare alcun percorso democratico che, almeno, rispettasse i ruoli della Commissione Bilancio e del Consiglio Comunale (dove siedono i rappresentanti dei cittadini).
Sui veri intenti del sindaco, irresponsabilmente assecondato dalla maggioranza e dal PD, abbiamo già detto nel precedente comunicato a cui rimandiamo: a noi pare che egli, non sia interessato a difendere un’azienda sana, molto redditizia e con prospettive per il futuro, bensì  voglia vendere per fare cassa nell’immediato e, visto che la legge - questo è certo – consente di utilizzare liberamente il ricavato (almeno 5-6 milioni di euro) per investimenti senza dover rispettare il Patto di stabilità, avviare “grandi opere” magari utili alle sue future campagne elettorali.
Da inguaribili ottimisti, auspichiamo, comunque, che qualcuno nel PD faccia riflettere, in extremis il sindaco che, tra l’altro, potrebbe trovarsi, all’indomani del 31 marzo 2015, fra i pochi sindaci in Italia ad aver eliminato partecipate sane del proprio comune.
 
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