Consiglio comunale ad ostacoli PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Febbraio 2015 12:53
cc 27 6 14Nel pomeriggio di giovedì 26 febbraio si riunisce dopo oltre due mesi il consiglio comunale.
il rappresentate del Cittadino Governante non potrà partecipare perché la maggioranza ha fatto di tutto per impedirglielo.
Come tutti sanno il lavoro di Franco Arboretti è quello di medico di medicina generale che, nel pomeriggio, è impegnato in ambulatorio il martedì ed il giovedì. Per i medici di famiglia non c’è il diritto - che hanno tutti i lavoratori dipendenti -  di  avere 1 o 2 giorni di astensione dal lavoro per impegni istituzionali. Essi se si assentano creano un disservizio (in un servizio pubblico delicato come la sanità) e quindi disagio ai pazienti.  Il consigliere Arboretti ha chiesto, per questo, da tempo di evitare almeno, quando possibile, di convocare il consiglio comunale il giovedì. Invece negli ultimi mesi è accaduto più volte.
Sappiamo che il Presidente del Consiglio Comunale di fronte alla richiesta di spostare la seduta ad altra data ha cercato in tutti i modi di farlo ma alla fine ha dovuto soggiacere ai voleri altrui (il sindaco?) con la motivazione che non c’erano altri giorni disponibili.
Ora, come si fa ad accampare una motivazione simile se il consiglio comunale non si riunisce dal 19 dicembre? Dopo ben 69 giorni l’unico giorno possibile era un giovedì? Scuse puerili che fanno semplicemente sorridere.
Evidentemente l’obiettivo di chi ha imposto la data è quello di provare a rendere difficoltosa la partecipazione ai lavori del consiglio agli esponenti dell’opposizione che fanno seriamente il loro lavoro istituzionale: una vecchia storia che dura da anni.   Così le sedute sono brevi e soprattutto la maggioranza evita situazioni imbarazzanti nel dibattito consiliare come potrebbe accadere giovedì nel punto riguardante la cementificazione dell’area dell’ex Confettificio Orsini.
Facciamo notare anche che tra i punti all’ordine del giorno c’è la cessione della rete di distribuzione del gas metano  del nostro comune ad una associazione di comuni dell’intera provincia in cui il ruolo di stazione appaltante verrà demandato al Comune di Teramo. È vero, lo prevede la legge, pare però non in maniera tassativa; forse, a maggiore tutela del nostro comune, si poteva fare altro, come diceva l’ex assessore Vanni. Possibile, quindi, che un punto così importante che riguarda il patrimonio infrastrutturale cittadino (che fa entrare nelle casse comunali 500.000 euro all’anno) non potesse essere comunque  approfondito e discusso prima nella Commissione Bilancio, invece di chiamare il consiglio comunale solo a ratificare le decisioni prese dalla maggioranza?
Quindi altro che democrazia partecipativa di cui spesso si ciarla, la democrazia a Giulianova, come si vede, è in forte sofferenza persino nella sua massima assise, quella eletta dai cittadini: i manovratori decidono in solitudine, non vogliono essere disturbati e soprattutto non vogliono essere contrariati, nemmeno dalle buone ragioni che difendono i beni comuni ed i diritti dei cittadini.
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