La posizione politica del Cittadino Governante

Arboretti FrancoIn riferimento al dibattito che in questi giorni sta animando la vita pubblica in città  Il Cittadino Governante – unica lista espressione vera del civismo che da 15 anni lavora con costanza – intende esplicitare alcune considerazioni e riflessioni:

1)    Chi ha la responsabilità della condizione di decadenza in cui versa Giulianova?

  • La decadenza che abbiamo sotto gli occhi ha radici lontane che partono dai due mandati del centro-destra (sindaco Cameli) che si sono succeduti dal 1995 al 2003 e proseguono con i tre mandati del centro-sinistra (sindaci Ruffini e Mastromauro) dal 2004 al 2019. I disastrosi risultati elettorali del centro-destra nelle comunali del 2004 e del centrosinistra nelle recenti regionali del 2019 lo confermano.

2)    Possibile che nessuno senta il dovere di assumersi quote di responsabilità per come è ridotta Giulianova? E che i due schieramenti si ripresentino ancora con promesse elettorali, come se nulla fosse? 

  • Il Cittadino Governante in tutti questi anni è stato all’opposizione in città e in Consiglio, ha evidenziato e contrastato le scelte di malgoverno, proponendo alternative costruttive generalmente rimaste inascoltate (le numerose iniziative sono tutte rintracciabili sul sito del Cittadino Governante che vi invitiamo a visionare: www.ilcittadinogovernante.it).
  • C’è chi auspica per le prossime amministrative una coalizione unitaria di centro-sinistra invitandoci a parteciparvi. Noi intendiamo continuare a rivolgerci a tutto l’elettorato giuliese impegnandoci ad occuparci per bene della cosa pubblica, dei diritti di tutti, dei beni comuni. Potremmo prestare attenzione ad uno schieramento unitario progressista solo di fronte ad una lettura critica dei fatti accaduti e a un riconoscimento del valore politico del Cittadino Governante. Insomma consideriamo imprescindibile un chiaro gesto di discontinuità che non può che essere su base programmatica e di personale politico. In assenza di ciò l’opinione pubblica, giustamente, non capirebbe e percepirebbe l’accordo come un gesto di trasformismo per il potere, pratica che non ci appartiene.
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