Il Cittadino Governante
Lettera aperta al sindaco, ai gruppi consiliari, ai comitati di quartiere, a tutti i cittadini per la difesa dell’ospedale di Giulianova PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Novembre 2016 17:06

Ospedale-Civile-GiulianovaL’ospedale di Giulianova è a rischio chiusura: prima è stato ridimensionato e, nell’indifferenza degli amministratori, lasciato decadere; ora gli stessi stanno creando le condizioni per decretarne la chiusura con la scelta dell’ospedale unico nella provincia di Teramo, che naturalmente sarà ubicato a Teramo.

COSA DOVREBBE ESSERE L’OSPEDALE DI GIULIANOVA

Il nostro ospedale è un bene prezioso e irrinunciabile per gli abitanti di Giulianova, della costa teramana (che durante l’estate ha una importante presenza turistica) e del suo immediato entroterra, per l’importante funzione che ha sempre svolto e per la sua strategica posizione.  Meriterebbe maggiore attenzione nelle scelte politiche regionali e provinciali che dovrebbero essere guidate dalla volontà di garantire al nosocomio giuliese condizioni ottimali in termini strutturali, di personale e di attrezzature. Dovrebbe essere uno dei due ospedali per acuti della provincia di Teramo, più precisamente un ospedale di primo livello (ospedali previsti per bacino di utenza fra i 150.000 e i 300.000 abitanti)  e come tale non solo dovrebbe vedere riaperti i reparti chiusi negli anni passati come Ostetricia  e Ginecologia, Pediatria e Urologia, ma acquisirne di nuovi come Neurologia e Oculistica, oltre  all’Osservazione Breve Intensiva accanto al Pronto Soccorso, tutti previsti dagli standard per gli ospedali di primo livello.

NUOVO OSPEDALE: UNA STORIA DI PROMESSE NON MANTENUTE

Siamo invece da molti anni di fronte ad una preoccupante condizione di oggettivo disinteresse da parte di chi si occupa delle scelte di politica sanitaria riguardanti l’ospedale di Giulianova; disinteresse che ha portato, e sta ancora portando, alla chiusura o al ridimensionamento di vari reparti e servizi, alla carenza degli organici medici e paramedici (persino nelle figure mediche apicali), ad attrezzature insufficienti o obsolete.

Da tempo immemore i governi regionali, di qualsiasi colore politico, promettono nuovo ospedale, ristrutturazione dell’esistente, incremento del personale, attrezzature più moderne, ma i deludenti risultati sono sotto gli occhi di tutti!

IL RISCHIO DI ULTERIORE RIDIMENSIONAMENTO O CHIUSURA  

Addirittura, ora, paradossalmente, da una parte si forniscono rassicurazioni in merito ai finanziamenti per un nuovo ospedale a Giulianova e dall’altra si viene a sapere che  la direzione della ASL di Teramo ha commissionato uno studio di prefattibilità per l’ospedale unico provinciale, scelta condivisa, e forse suggerita, dal Governo regionale. Ce lo fa sapere lo stesso sindaco  Mastromauro in un comunicato dell’8 novembre quando dichiara testualmente: “Oggi l'assessore, che più volte è venuto a Giulianova rassicurandoci, mi dice invece che è tutto bloccato perché la ASL di Teramo deve fargli sapere in cosa consti il progetto dell'ospedale unico...”. Lo ha confermato l’assessore regionale alla Sanità Paolucci che il 10 novembre ha dichiarato al Centro: “Mi sembra assolutamente condivisibile la tesi di riorganizzare le infrastrutture di edilizia sanitaria in provincia di Teramo e concentrarle in un unico presidio.   Lo hanno avvalorato diversi  esponenti politici  - sia di centro-destra che di centro-sinistra -  che danno per acquisita la scelta dell’ospedale unico provinciale e discutono ormai di dove ubicarlo.  Campanilisticamente chi lo tira di qua, chi di là, ma va da sé che Teramo non rinuncerà mai ad averlo sul proprio territorio.

Il sindaco ha affermato che il nuovo ospedale di Giulianova e l’ospedale unico sono due cose distinte e cioè che il nuovo ospedale di Giulianova si farà comunque e prescindere dall’ospedale unico.

Noi riteniamo che non sia affatto così. Lo smentisce quanto detto il 6 novembre sul Centro dal direttore generale della ASL di Teramo Roberto Fagnano: “ L’idea a cui si sta lavorando riguarda la sostituzione dei tre ospedali esistenti a Giulianova, Atri e Teramo con un ospedale unico baricentrico”.

Quindi Giulianova in futuro non avrà più l’ospedale e non ce l’avrà nemmeno al confine, perché, alla fine la spunterà Teramo, in quanto capoluogo.

E semmai dovesse rimanere un presidio ospedaliero a Giulianova non potrebbe che essere un ospedale di base che per legge è costituito solamente dal Pronto Soccorso e dalle specialità di Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia, Radiologia, Laboratorio: sarebbe quindi un ospedale dimezzato rispetto a quello attuale, che a sua volta è già dimezzato rispetto all’importante realtà ospedaliera giuliese degli anni 70-80-90!  Ma visto che è stato già deciso che l’ospedale di Sant’Omero resterà aperto, noi crediamo che anche questa ipotesi minimale sia molto remota.

LA PROPOSTA DEL CITTADINO GOVERNANTE

Davanti alla prospettiva dell’ospedale provinciale unico e a tutto quello che comporterebbe,  noi riteniamo che onde evitare il peggio per la sanità giuliese e del territorio limitrofo si debbano unire tutte le forze politiche ed istituzionali, in raccordo con la forte domanda che viene dalla cittadinanza, con l’obiettivo comune di difendere e potenziare l’ospedale giuliese e la sanità sul territorio. Occorre  rivendicare con forza il diritto di dire la nostra e di contare come Città di fronte a scelte strategiche riguardanti il futuro di tutta la sanità teramana.

Per essere incisivi è necessario, però, prima definire una piattaforma di richieste razionale, responsabile, realistica e convincente da presentare al governo regionale ed alla ASL, parlando un linguaggio univoco, col sostegno di tutta la popolazione. I punti su cui incardinarla, sarebbero:

·   in provincia non basta un ospedale unico: già adesso (nonostante altri presidi ancora aperti) quello di Teramo non regge la domanda esistente. Nella provincia occorrono due ospedali per acuti: uno di primo livello a Giulianova, luogo strategicamente collocato in maniera baricentrica sulla costa teramana e molto ben collegato con le altre località; l’altro di secondo livello a Teramo, magari complementare a quello dell’Aquila;

·    per conseguire tale risultato occorre che tutti i politici e le forze politiche sappiano parlare lo stesso linguaggio a Giulianova come ad Atri o  a Sant’Omero, cioè che sappiano parlare un linguaggio scevro da campanilismi;

·  la domanda dev’essere chiara: a Giulianova non si possono chiedere risorse per la ristrutturazione dell’ospedale esistente e contemporaneamente fondi per la costruzione del nuovo ospedale. O l’una o l’altra.

·   Secondo noi, però, la scelta migliore è ristrutturare e mettere a norma l’esistente (su cui recentemente sono già stati fatti costosi interventi): si farebbe prima (si pensi a quanto tempo occorrerebbe per reperire tutti i fondi necessari, per la progettazione e per la realizzazione), costerebbe meno, non necessiterebbero  nemmeno tutte le risorse stanziate con l’art. 20, non sarebbe necessario ricorrere al project financing, né alle alienazioni.

Proponiamo quindi di tenere una riunione in Comune con la presenza del sindaco e di tutti i capigruppo per lavorare intorno alla definizione di un’incisiva piattaforma di richieste inerenti l’ospedale e la sanità giuliesi nell’ambito di quella teramana da presentare alla cittadinanza e poi, forti delle argomentazioni, sostenere con determinazione di fronte alla Regione e alla ASL di Teramo.

 

 
Mastropietro, ultimo atto PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Novembre 2016 08:33
MastropietroMentre il ruolo della politica nelle amministrazioni è di indirizzare e controllare, quello dell’opposizione è, oltre che proporre alternative migliorative, anche quello di vigilare. Capita allora che ispezionando tra gli atti dirigenziali del Comune di Giulianova, il Cittadino Governante abbia trovato una Determina (le Determine sono atti che spettano ai dirigenti comunali nella gestione della cosa pubblica) alquanto sospetta fatta dall’ing. Mastropietro, datata 14.11.2016.
Il 14 novembre infatti coincide proprio con l’ultimo giorno di attività della Mastropietro nel suo settore di competenza - ricordiamo che la scelta dei dirigenti attiene primariamente al sindaco e la dirigente in questione ottenne nel 2012 ben due aree, accorpate appositamente per lei, con relativo doppio compenso - quindi poco prima della sconcertante e discutibile “rotazione” fra dirigenti operata dal sindaco Mastromauro e poco dopo l’indagine, che la vede coinvolta, avviata dalla Procura per reati pesantissimi (corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio). Analizzando il citato atto, scopriamo che si tratta di una revoca di tre Determinazioni dirigenziali (nn. 220, 221, 222) risalenti al mese di maggio inerenti il pagamento di emolumenti relativi al fondo per la progettazione per un totale di quasi 18 mila euro. In sostanza si tratta di compensi, previsti per legge come da Regolamento approvato nel 2008, a favore degli impiegati dell’ufficio tecnico. Tuttavia alcuni dubbi ed interrogativi risultano più che naturali dal momento che tali retribuzioni sono collegate a lavori eseguiti anche dalla ditta “Costruzioni Stradali Di Eleuterio s.r.l.u.”, ditta legata ad una delle figure indagate dalla Procura.
Come mai, se tutto era in regola, vengono revocati quei pagamenti? Perché prima si assegnano emolumenti e poi vengono inspiegabilmente tolti?
Come mai tale revoca avviene proprio in extremis quando invece nel mese di giugno era stato espresso parere positivo per la liquidazione? C’è qualche correlazione tra questa revoca e le indagini in corso? O sono state fatte Determine irregolari e di fronte all’esplosione delle indagini si è corso ai ripari?
Restiamo in attesa di una risposta amministrativa e politica su questo oscuro aspetto e su tutta la vicenda giudiziaria che, sempre più, dalle notizie che si apprendono dai mezzi di informazione, assume contorni inquietanti. I politici che governano, lo ripetiamo, hanno il compito di indirizzare e controllare i dirigenti che gestiscono la cosa pubblica e, ricordiamo, che tale classe politica sta amministrando ininterrottamente questa nostra cara città ormai da più di 12 anni.
 
 
Rotazione tra dirigenti? E le competenze? Si vuole il caos in Comune? PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Novembre 2016 13:45
MastropietroEsprimiamo la nostra preoccupazione per le conseguenze, nel breve e nel lungo periodo, delle indagini giudiziarie avviate nei riguardi della dirigente Mastropietro dopo il bliz ed il sequestro di materiale sensibile sia in municipio che nelle sedi degli uffici tecnici oltre che nelle abitazioni private degli indagati.
La soluzione adottata dalla amministrazione Mastromauro, e cioè la semplice e pacifica rotazione tra due tecnici, sconcerta non poco: efficienza, qualità del servizio, ottimizzazione delle risorse umane sono parametri di una buona amministrazione che non concordano con tale illogica decisione.
Le preoccupazioni che abbiamo noi del Cittadino Governante riguardano la gravità delle presunte ipotesi di reato che vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta e quindi si pensa al danno finanziario oltre che d’immagine che subisce o ha subito la città di Giulianova dinanzi, ad esempio, a ditte e società che seriamente partecipano a gare d’appalto pensando che l’aggiudicazione di incarichi pubblici avvenga in maniera oggettiva, scrupolosa ed onesta. Ulteriori preoccupazioni riguardano l’ordinaria attività di cui era responsabile la Mastropietro, attività che temiamo possa subire nocivi rallentamenti riversandosi, ad esempio, sulle numerose pratiche edilizie che quotidianamente vengono inoltrate arrecando danni economici, e non solo, ai professionisti e di rimando a cittadini ed imprese.
La reazione del sindaco e della sua maggioranza per ora è stata una infelice rotazione, azione resa sì possibile dalla legge, ma che non tiene affatto conto del criterio delle conoscenze e delle competenze proprie del percorso formativo di ciascun professionista; infatti quale potrà essere il ruolo dell’ingegner Mastropietro dinanzi a tematiche quali bilancio, tasse e tributi, o risorse finanziarie? Ed al contempo, quali passi potrà compiere il dirigente Pirocchi, dottore commercialista, in seno a tematiche di pianificazione urbanistica, demanio, ambiente e igiene urbana, opere pubbliche e manutenzioni, viabilità e traffico? Il quale nel frattempo sarà sovraccaricato di lavoro dovendo anche completare l’iter della variazione di bilancio e la predisposizione della bozza di bilancio annuale e pluriennale. Oltre al danno quindi, anche la beffa di veder due settori pressoché immobilizzati e di sicuro ulteriormente danneggiati dalla brutta vicenda, considerato che l’azione giudiziaria potrebbe concludersi anche in tempi lunghi, mesi o addirittura anni.
Ricordiamo che sin dal momento della nomina della dirigente (maggio 2012) il Cittadino Governante espresse la sua contrarietà (cfr. GiuliaViva, anno II n.10) in merito alla decisione della giunta Mastromauro di accorpare e di affidare alla Mastropietro ben due Aree (quelle degli ex dirigenti ing. Massarotti e arch. Strobbe, e cioè: Urbanistica, Demanio, Lavori Pubblici, Ambiente, Manutenzione e Viabilità) con funzioni delicate e complesse, con una responsabilità e un carico di lavoro (oltre che uno stipendio!) raddoppiati. Ed allora ci si chiede se la politica ha le sue responsabilità oppure non risulti affatto toccata da tali incresciosi fatti?
Ad oggi siamo in attesa dell’iter giudiziario sperando che Giulianova resti immune da quei reati  ipotizzati dalla Procura nelle indagini in corso (corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio), davvero gravi e dannosi.
La buona amministrazione è frutto anche di una razionale e qualificata impostazione della macchina amministrativa, a partire dai dirigenti. Non sarebbe stato opportuno allora, qualora ce ne fossero i margini, sospendere in via cautelativa la dirigente in questione (peraltro già in passato indagata nel comune di Roseto,  per attività legate al bando di gara per la raccolta dei rifiuti) o quantomeno destinarla all’Area I, quella dei Servizi Interni dove 4 anni fa è stato misteriosamente relegato il dottor Simeone che all’epoca dirigeva proprio l’Area II, quella delle Finanze? Almeno a quel punto ad occuparsi di Bilancio non avremmo avuto un ingegnere ma una figura con le competenze giuste.
 
Richiesta di una Anagrafe della Edilizia Scolastica del Comune di Giulianova PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Novembre 2016 13:07

De-Amicis 1Gli ultimi dolorosi eventi sismici che hanno colpito il centro Italia, compresa la nostra provincia, hanno immediatamente riportato all’ordine del giorno la delicata tematica della sicurezza dei plessi pubblici, in particolare di quelli scolastici. Da più parti a gran voce, dai genitori al corpo docente al personale Ata fino all’intera collettività, si esige di far luce sullo stato delle scuole giuliesi di ogni ordine e grado, compresi gli asili nido, specie per quelle già oggetto di recenti preoccupazioni come la “De Amicis” o la Scuola dell’Infanzia di bivio Bellocchio.

Sin dalle prime ordinanze del 2003 passando per le norme tecniche di costruzione contenute nel decreto legislativo del 2008, fino ai più recenti provvedimenti emanati dopo il sisma del 6 aprile del 2009 per concludere con il Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico, è stato reso obbligatorio, per gli Enti proprietari, effettuare le verifiche sismiche di edifici strategici tra cui le scuole.

Il gruppo consiliare del Cittadino Governante, al fine di tutelare la sicurezza e la tranquillità di tutti, in primis di alunni e genitori, rivolge alla Amministrazione comunale (per tutti i plessi di sua competenza) ed alla Provincia di Teramo (per quanto concerne le scuole superiori) la richiesta di tutti i documenti ufficiali in materia: schede di valutazione Aedes (scheda di rilevamento danno, pronto intervento e agibilità), certificazioni di verifiche di vulnerabilità sismica nonché relazioni redatte nei giorni passati, quante e quali le ispezioni effettuate, l’esito dei vari sopralluoghi dei tecnici, eventuali interventi di adeguamento strutturale ed antisismico realizzati, avviati o programmati. Chiede, altresì, in nome della trasparenza e della rassicurazione di rendere pubblici i documenti suddetti sui rispettivi sito istituzionali. Propone, infine, di mettere in rete anche il piano comunale di emergenza di protezione civile prevedendone inoltre una imminente illustrazione rivolta a tutta la cittadinanza.

    

 

 
L’imposta di soggiorno si può prevedere solo nelle città ben tenute e preservate nelle loro bellezze naturali ed artistiche PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Ottobre 2016 19:07

 

Giulianova ha potenzialmente le carte in regola per essere inclusa stabilmente fra le principali località consigliate del turismo balneare italiano.
Il suo meraviglioso sito che la pone amenamente tra mare, colline e fiumi; la sua  importante storia; il suo Centro Storico; i suoi Beni Culturali; la sua qualità urbanistica, grazie all’accorta gestione pubblica del territorio nel momento di  maggiore crescita; la promozione di un’economia diversificata; la tradizione di eventi culturali di livello; le sue attrezzature ed i suoi servizi; la sua ricettività turistica; la sua gastronomia.
Sono queste qualità di cui essere orgogliosi ma che da circa vent’anni invece di essere oggetto di certosina opera di rinverdimento e di innovazione attenta al rispetto  delle peculiarità cittadine, sono sistematicamente offese e mortificate da azioni amministrative presentate addirittura sotto il segno dello sviluppo e della modernità.
Le guide turistiche delle località balneari, e di conseguenza i turisti, prendono in considerazione e valutano il mare, l’arenile, il paesaggio, il verde urbano, le isole pedonali, le piste ciclabili, i servizi, le attività culturali, la ricettività, la pulizia, la presenza o meno della bandiera blu e delle vele di Legambiente, l’inserimento o meno all’interno di parchi o riserve naturali.
 
Si rifletta ora su ciò che accade da circa vent’anni a Giulianova:
 
·        Pulizia e manutenzione non ottimali con scarso decoro urbano.
·        Fiumi sempre più inquinati, depuratori funzionanti ad intermittenza o insufficienti e di conseguenza mare sempre meno pulito,anche quando gli aspetti batteriologici sono nella norma.
·        Allagamenti frequenti per problemi strutturali, scarsa manutenzione ed inefficiente organizzazione nelle emergenze causate dal maltempo.
·        Costruzioni a destinazione  non balneare sull’arenile fortemente impattanti sul piano paesaggistico, come  il campo di calcetto privato e i manufatti per società sportive (di cui uno in costruzione in questo momento), a ridosso del molo sud, accanto a due  canali a mare!
·        Barriere sui panorami marini visibili dai lungomari e dai moli.
·        Spiagge libere insufficienti e non curate.
·        Parchi offesi, abbandonati e addirittura mutilati da costruzioni commerciali improprie (come parco Franchi e parco Matteotti) e non più presenti tra gli obiettivi fondamentali dello sviluppo cittadino (come il parco sul cannocchiale verde o quello previsto nel Pioppeto).
·        Verde urbano, venduto o selvaggiamente aggredito: sul lungomare nord 250 alberi di 30 anni sono stati tagliati e 2 km. di doppia siepe di pitosforo è stata estirpata; alla foce del Tordino il bosco fluviale è stato totalmente sradicato; si usano i diserbanti chimici per il controllo delle erbacce e si pota traumaticamente anche fuori stagione.
·        Piazze deturpate (come Piazza Buozzi), mal tenute (come piazza della Libertà e piazza Martiri), mal fatte (come piazza del Mare) o  che hanno rischiato di essere addirittura vendute e versano nell’abbandono più totale (come piazza Dalla Chiesa).
·        Isole pedonali  pressoché  inesistenti.
·        Piste ciclabili centrali poco funzionali e pericolose, e inesistenti nelle altre vie cittadine.
·        Mobilità caratterizzata da crescente caos nel traffico urbano.
·        Variante al PRG con notevole consumo di territorio e inesistenti scelte volte al recupero dell’esistente al fine di aumentare la qualità urbana.
·        Tendenza alla compromissione della famosa collina giuliese.
·        Scarsa attenzione alla tutela delle peculiarità del paesaggio giuliese ed a molti suoi scorci  panoramici.
·        Fuoruscita dalla riserva naturale del Borsacchio. 
·        Progressivo scadimento delle iniziative culturali: dalla tradizione giuliese di originali progetti quali Agorà, RockRoads, Buskers, Jazz & Black Music Mondi Sonori (che avevano sprovincializzato Giulianova facendola conoscere a livello nazionale) siamo progressivamente scivolati, a parte qualche rara eccezione, nell’intrattenimento e poco più.
·        Mortificazione di molti Beni Culturali: la Pinacoteca è ancora chiusa, la Biblioteca è a mezzo servizio, il lascito Cerulli, mai completato, rischia di essere perduto, la rinascimentale piazza Buozzi maltrattata dalla pavimentazione e da come viene tenuta.
·        Carenza di strutture per lo spettacolo dal vivo: teatro, arena estiva, palazzetto, auditorium.
 
Si potrebbe, purtroppo, continuare, ma crediamo di aver reso l’idea della china su cui è avviata da tempo la nostra bella città e di  quanto sia urgente una radicale svolta nella gestione della cosa pubblica giuliese al fine di valorizzarne pienamente le sue grandi potenzialità a beneficio di cittadini e turisti.
I turisti cercano luoghi ameni, la bellezza, l’armonia, la tranquillità, la verve culturale e le occasioni di frizzante socialità accanto alla qualità dei servizi.
Sembrerebbe ragionevole caratterizzare così la nostra città, per darle una seria prospettiva nell’economia turistica; se si tiene conto poi della forte concorrenza esistente nell’offerta nazionale ed estera appare addirittura d’obbligo farlo.
Avremmo più turisti, più lavoro e noi giuliesi saremmo più contenti, orgogliosi di vivere in un luogo di livello e quindi di riferimento.
E a quel punto avrebbe senso chiedere ai turisti di pagare l’imposta di soggiorno senza timori di contraccolpi negativi.
 
A vantaggio di chi vanno i 250.000 euro del debito fuori bilancio dell’ambito sociale? PDF Stampa E-mail
Lunedì 03 Ottobre 2016 12:16
L’amministrazione comunale e la maggioranza hanno deciso qualche giorno fa in consiglio comunale di pagare il corposo debito fuori bilancio di 250 mila euro, riguardante gli anni 2011 e 2012, di cui il Consorzio Ambito Sociale Tordino ha chiesto il pagamento solo a novembre 2015, ben 4 anni dopo!
Eppure all’epoca e nei successivi quattro anni nulla si era saputo dell’esistenza di questo debito.  Nessuno, né la direttrice, né il CdA, né l’assemblea dei sindaci, né i revisori dei conti, né il dirigente finanziario del Comune hanno mai messo a conoscenza il consiglio comunale, nelle innumerevoli sedute dedicate al Bilancio, dell’esistenza di un simile debito per quattro lunghi anni.
Tutto ciò è quantomeno singolare.
Il gruppo consiliare del Cittadino Governante chiese 10 mesi fa che quel debito - inserito subdolamente nelle pieghe del Bilancio comunale in occasione dell’assestamento - prima di pagarlo, fosse riconosciuto in consiglio comunale, come prevede la legge, con una delibera apposita a cui andava allegata tutta la documentazione che ne attestasse la reale esistenza.
La nostra richiesta destò un imbarazzo generale (maggioranza compresa). Ci sono voluti ben 8 mesi per avere gli atti accompagnati da una relazione del dirigente di settore e quando sono arrivati, oltre che l’opposizione, non ha convinto nemmeno tutti gli esponenti della maggioranza, tanto che il punto fu rinviato per avere ulteriori delucidazioni.
Nel frattempo è stata rimessa una relazione sostanzialmente identica alla precedente, ma questa volta la maggioranza ha deciso di votare favorevolmente trincerandosi dietro al fatto che la legittimità è stata certificata dall’organo di revisione dei conti, dal dirigente tecnico e da quello finanziario e che, comunque, il debito  era stato certamente contratto per lo svolgimento di servizi sociali essenziali per cui pagarlo significa  essere amministratori pubblici.
Noi del Cittadino Governante riteniamo che i soldi pubblici vadano utilizzati onestamente, correttamente e congruamente e quando tutto ciò non emerge in modo chiaro ed inequivocabile, essere bravi amministratori significa svolgere fino in fondo il compito di controllo sugli atti presentati e sottoscritti dagli organi tecnici ed amministrativi. Ciò non è stato fatto, eppure sono tanti i motivi e le anomalie che lo avrebbero consigliato:
1)  Come è possibile che il consiglio di amministrazione dell’Ambito sociale abbia potuto per ben due anni consecutivi ignorare l’entità dello stanziamento del Comune di Giulianova e, pur essendo un ente subordinato, inserire nel proprio bilancio di previsione molto più di quanto stanziato dal Comune?
 
2)  E, ammesso che realmente siano state spese queste maggiori somme -  della qual cosa dubitiamo ormai fortemente – come ha potuto, reiteratamente, una società partecipata dipendente dal Comune spendere risorse che non poteva avere in bilancio in quanto nessuno l’aveva autorizzata a inserirle?
 
3)  E come ha potuto farlo senza che nessuno di tutti coloro che dovevano controllare a vario titolo (sindaco, assessore ai servizi sociali, revisori dei conti dell’Ambito sociale e del Comune, dirigente finanziario comunale ) per ben quattro anni se ne sia accorto?
 
4)  Come è possibile che a dimostrazione del debito da pagare ci siano state consegnate, tra gli atti, fatture per le quali sono state fatte da parte della Direttrice dell’Ambito determine di pagamento con impegno di spesa a carico dei capitoli specifici e con ordine di pagamento a carico alla tesoreria? I debiti fuori bilancio non si possono pagare per il semplice motivo che nei capitoli relativi non ci sono i soldi per poterlo fare; altrimenti che debito fuori bilancio è? Lo ha riconosciuto nel dibattito consiliare persino l’assessore al bilancio Giovanardi.
 
5)  Conseguentemente è legittimo porsi alcune domande: quelle fatture hanno a che fare con prestazioni effettuate e regolarmente pagate con i soldi che erano disponibili in bilancio? Se sì, perché ci sono state date a dimostrazione del debito fuori bilancio? Se no, si è trattato, forse, di un espediente spregiudicato (ma anche maldestro) per tentare di confondere i consiglieri che dovevano controllare?
 
6)  E, comunque, dove sono le richieste di pagamento da parte dei creditori dell’Ente d’Ambito per beni e servizi erogati e non pagati?
Leggendo la documentazione che ci è stata consegnata emerge anche altro nella decennale attività del Consorzio che a questo punto va attentamente rivoltata come un calzino visto che è arrivato a spendere fino a 3 milioni e mezzo di euro in un anno.
In particolare chiediamo maggiore trasparenza su:
•    Congruità delle somme pagate per taluni servizi.
•    Presenza di numerose associazioni note per fare volontariato in città e che invece hanno riscosso somme cospicue.
 
E domandiamo anche:
•   Quali modalità sono state usate per affidare i servizi a professionisti, cooperative e associazioni?
 
•   I criteri utilizzati per conferire affidamenti e incarichi rispondono ai principi di trasparenza e imparzialità amministrativa?
Le carte finora esibite non chiariscono il quadro amministrativo e contabile del Consorzio Ambito Sociale Tordino ma rafforzano i dubbi, perciò chiediamo che ci siano date tutte le fatture del 2011 e del 2012 inerenti le attività svolte. Questo perché fa parte certamente dei nostri compiti controllare che l’amministrazione pubblica abbia operato, utilizzando denaro pubblico, con sobrietà, correttezza e trasparenza, ancor più in un settore delicato qual è il sociale.
Purtroppo sappiamo che l’Italia non è estranea alla triste pratica di mettere in piedi metodi clientelari per organizzare il consenso elettorale: qui a Giulianova come siamo messi?
 
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